Breve storia del kendo moderno

Sulla rivista on-line Kendo World potrete trovare un interessante articolo di Alex Bennet sulla storia del kendo moderno, tradotto dal M° Lorenzo Zago.
Breve storia del kendo moderno (PDF)
A Brief Synopsis of the History of Kendo

(Fonte img Kendo Geneve)
Takasugi_shinsaku

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4 Comments

  1. quando si dice la combinazione…..

    il mio ultimo post su anARca parla di Bushido, di un altro episodio della rivolta di Satsuma (La Lega del Vento divino), ma è anche un incoraggiamento per Piergiorgio Welby.

    vorrei avere il tuo parere, se avrai la pazienza di leggerlo.

    quanto al tuo post: l’articolo è utilissimo. mi dispiace molto però che del kenjutsu sia stato fatto un circo….

    sarebbe stato meglio per Sakakibara Kenkichi unirsi a Saigo Takamori.

    perché l’acciaio e l’onore non si barattano per danaro ma solo col sangue.

    una lezione che l’attuale governo giapponese non ha disgraziatamente imparato, prima con Koizumi e ora con Abe stanno scodinzolando ai piedi di quei banditi stelle&strisce che hanno fatto di tutto per ammazzare persino la memoria del Bushido.

    Vigliaccamente come è nel loro stile, con gli indiani d’America abbiamo visto tutti come è andata… ma per fortuna in Iraq, Afganistan e tutto il mondo islamico ci sono ben altri ossi da rodere, rispetto ai poveri pellerossa, massacrati a colpi di winchester.

    l’unica buona notizia è la nascita dell’erede imperiale e la ricostituzione dell’esercito.

    ma i politicanti attuali andrebbero buttati a mare, in Giappone come in Italia.

    ciao.

    un abbraccio.

  2. Ciao Furio,
    leggo sempre con molto piacere i tuoi post e i tuoi commenti.

    Sulla disavventura di Welby, come ho commentato sul tuo blog, mi trovo pienamente d’accordo.

    La notizia della ricostruzione dell’esercito e la possibilità di possedere armi atomiche da parte del Giappone, alla luce dei i conti ancora aperti con il suo recente passato mi inquieta un po’…

    Sono profondamente contrario a re, principi, papi e imperatori e le notizie sulla vita delle varie corti mi lasciano abbastanza indifferente. Nel caso del Giappone, l’amore per questo paese mi portava a sperare che il ruolo di nuovo imperatore potesse essere finalmente ricoperto da una primogenitA, dando così una mano al difficile cammino per il raggiungimento della parità dei sessi nella misogina società del Sol Levante. Purtroppo sarà un’occasione persa.

  3. come anARca sono anche io contrario a papi, re imperatori e governi “in genere”, ma come anARca – che non è l’esatto sinonimo di anarchico, e proprio i questa sottile ma importante diffferenza così juengeriana mi riconosco – sarei il primo a sostenere un’autorità SE questa rispondesse intimamente alla mia personale scala di valori.

    non è il re in sé che conta, ma quello che il re può comportare per un paese.

    a differenza dei loro omologhi attuali (ma il discorso vale anche per i politici) i re dell’antichità erano persone selezionate.

    sapevano combattere

    rischiavano la pelle di persona, non come un sottoposto, ma quasi

    erano meritevoli del potere in quanto costantemente sotto pressione per mantenerlo e quindi erano costantemente allenati ad esercitarlo.

    i poteri attuali, dalla monarchia costituzionale alle dittature, raramente dipendono dalle loro capacità personali o dalla loro forza di volontà, o dalle qualità personali, ma da un sistema a loro esterno (per lo più le forze economiche).

    soprattutto non pagano mai di persona il proprio fallimento o le conseguenze delle loro scelte.

    se Erik il Rosso toppava una battaglia, il rischio era di essere decapitato dal vincitore di turno; se Tamerlano sbagliava una mossa politica, poteva allegramente finire con la testa su una picca;

    se Bush o Koizumi perdono una guerra, la testa la perdono solo i soldati.

    se la politica nazionale italiana va a rotoli, Prodi, Berlusca &C. al massimo perdono la poltroncina in parlamento.

    non la vita, non i beni, non le persone a loro care.

    cose che per un monarca dell’antichità erano invece costantemente messe a rischio dalle scelte politiche e personali.

    questa era una gran cosa, ma le burocrazie e gli eserciti di leva hanno disabituato la classe dirigente dalla reponsabilità.

    è (anche) questa irresponsabilità acquisita che li rende dei pessimi governanti.

    sarei felice di obbedire a un Alessandro Magno, a un Giulio Cesare, a un Silla, a un Alessio Comneno.

    ma – da Napoleone incluso (benché grandissimo generale) – nessun potente rischia davvero la pelle per le sue cattive scelte.

    da qui la mia speranza che un simbolo come l’impero, usato nel modo giusto, possa rendere il Giappone di nuovo una grande nazione.

    ma per questo occorrono capi che siano autenticamente dei Bushi.

    e non una classe geriatrica, aggrappata a poltrone e burocrazie.

    ecco quello che intendevo dire.

    cordialmente Tuo.

    Furio

  4. Ho capito il tuo punto di vista su re/capi/leader ma onestamente lo trovo anacronistico e molto distante dai miei principi… inoltre Furio, non capisco cosa intendi per “rendere il Giappone di nuovo una grande nazione”.

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