Koshiwa Sato

Koshiwa Sato, art director e creative director giapponese.
Tra i suoi lavori più interessanti quello per lo stilista Issey Miyake, l’asilo Fuji e UT.

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(Da DesignerBlog)

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Selected 03

  1. Ceramiche dell’artista finlandese Kati Tuominen-Miittylä, prodotte da Arabia
  2. Gioielli-ricami di Laura Bezant ricordano (lontanamente) le atmosfere de “I Racconti del cuscino” di Peter Greenaway
  3. Untitled (Numbers) Clock, di Jonas Damon in vendita su MoMA Store
  4. Scolapiatti-modulare Verte Drain di Sarah Brayshaw

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Il Re-designer

Pubblico l’abstract dell’interessante tesi del mio amico-collega FF sul re-designer dei quotidiani.

Nella società contemporanea il quotidiano non è più solamente un giornale che viene pubblicato ogni giorno. La sua definizione si è estesa e non si dovrebbe attualmente parlare di quotidiani, ma di brand mediatici che confezionano e distribuiscono storie multicanale: dal momento in cui la notizia accade fino all’uscita del quotidiano, il giorno seguente. I lettori sanno che quando acquistano il quotidiano le notizie sono già vecchie e, per questo motivo, cercano contestualizzazione, approfondimento e chiedono una selezione. Essere un newspaper designer significava, fino a pochi anni fa, occuparsi esclusivamente dei layout delle pagine e delle fonti tipografiche; oggi significa invece ripensare all’intero processo.

Scopo di questa tesi è riflettere sulla trasformazione in corso, cercando di valutarne le criticità, ma anche le opportunità. Essa vuole proporre il passaggio dal redesign al RE-Designer, un nuovo paradigma progettuale ed una nuova epistemologia della pratica professionale del designer. La proposta si fonda sulla considerazione che l’immediata reazione, impulsiva e superficiale, della maggior parte dei quotidiani, nostrani ed esteri, è stata una corsa a rifarsi il trucco — dimagrendo per abbattere i costi della carta e sfoggiando il full color per cercare di piacere agli inserzionisti e a un numero maggiore di lettori — senza un’approfondita e precedente riflessione sulle ragioni di quanto sta accadendo. Si avanza l’ipotesi che in contesti progettuali favorevoli, il progettista possa acquistare un ruolo rilevante grazie alle sue caratteristiche di multidisciplinarità, empatia e creatività, caratteristiche che sono funzionali allo sviluppo della capacità di comprendere la realtà-società-complessità e finalizzate alla riuscita di un buon progetto di redesign; inteso non come ri-disegno, ma come ri-progetto e ri-pensamento. Questa tesi vuole sottolineare l’importanza del modus operandi del designer e la sua integrazione, nel processo decisionale prima e nel gruppo di lavoro poi, al fine di creare un prodotto editoriale di successo, laddove l’innovazione — al di là della distribuzione, della forma e del contenuto — sta in un flusso produttivo ottimizzato, in cui pianificazione, creatività e lavoro di gruppo sono il fulcro del processo di confezionamento dell’informazione.

Se volete saperne di più FF vi aspetta su www.re-designer.org

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Locavori e prodotti a Km zero

Nato da un gruppo a San Francisco i locavori, sono persone che hanno trovato un modo molto concreto (e alla portata per abbattere l’emissione di gas serra), consumare solo prodotti stagionali prodotti vicino a dove si acquistano e consumano. Degli “ecomangiatori” che con la loro idea hanno favorito lo svilupparsi di un rete di negozi prodotti locali.
Anche da noi si sta muovendo qualcosa e grazie alla Coldiretti sta nascendo una rete di vendita di prodotti a Km zero.

Per approfondire:
DWeb
Newsfood.com

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Ferrara & Ruini

Trovo la nuova iniziativa di Ferrara, di sfruttare la moratoria contro la pena di morte per sostenere una nuova modifica alla legge contro l’aborto, strumentale e moralista.

Per provocazione vorrei proporne un’altra contro la condanna cattolica all’uso dei profilattici, unico mezzo per evitare l’assassinio per HIV di molti esseri umani (vivi, formati e senzienti, senza discussione alcuna…), permettendo loro di vivere la propria sessualità in piena libertà e sicurezza.